martedì 30 novembre 2010

« Se sempre più persone hanno torto non vuol dire che hanno ragione » !


Un mondo all’incontrario. Ogni domenica di votazioni mi pervade la sensazione di vivere alla rovescia. Sempre contro la volontà popolare (?).

Vivo in una bolla. Le persone che frequento e con cui mi confronto hanno grosso modo la mia stessa visione sui temi fondamentali. Mi accorgo che fuori dalla mia bolla vi é una società diversa, scura e paranoica, che non conosco e mi si oppone. La colpa é sicuramente mia. Sono cieco ed ingenuo, la mia bolla é una costruzione idealistica lontana dalla realtà. Le necessità del mio (?) paese sono altre che le mie (!).


Sfoglio il giornale e vedo una lucina, un balsamo benefico. Un piccolo villaggio affacciato sul lago Lemano, la Tour-de-Peilz, ha accettato ieri l’iniziativa che propone di costruire un sentiero di 2 km lungo la riva. Di conseguenza, ventotto ricchi proprietari di ville con accesso privato al lago dovranno condividere (ah che verbo difficile) questo privilegio con tutti i comuni mortali. D’altronde una legge in tal senso esiste già.


Ma non basta. Ad ogni votazione la mia bolla scoppia ed io esco dal mio mondo corrusco. Entro nel grigio e sento uno strano fetore. Controllo sotto le scarpe ma il puzzo permane. Mi sento soffocare. È un tanfo generale : qualcuno deve aver infangato di letame questo grande campo di patate che é il nostro (?) paese.

Rigonfio la mia bolla e mi rintano nel mio mondo all’inverso. Ho bisogno di aria...

domenica 28 novembre 2010

Brevissime!





La socialdemocrazia di Moritz!

Continua l’afflusso di ex consiglieri federali nei consigli d’amministrazione dei colossi dell’economia svizzera. Dopo gli esempi dei vari Villiger, Deiss e Cotti é ora é il momento del buon Moritz Leuenberger, socialista ed ex ministro dell’ambiente. Moritz, a quanto pare, siederà nel cda di Implenia, la più importante ditta di costruzione svizzera. È rotta così la tradizione che vede solo i rappresentanti borghesi passare in « non sciallanza » dal pubblico al privato. Mentre i liberali Cuchepin e Merz si accontentano, per il momento, di fare i pensionati di lusso, Leuenberger dichiara ai micrfoni della RSI che a lui «di andare a cercare funghi proprio non va». La si chiama socialdemocrazia…


Le soluzioni di Peter Brabeck!


Durante una conferenza intitolata "Ensuring Food Security: What a role for a business", organizzata a Ginevra dal « Graduate Institute », il CEO di Nestlé Peter Brabeck-Letmathe, invitato d’onore all’incontro, riassume in quattro concetti la problematica alimentare:


« le problème de l'alimentation peut être résumé en quatre dimensions: la libéralisation du marché de l'agriculture, la productivité par rapport à la croissance de la population, l'utilisation de l'eau comme ressource et les efforts politiques pour promouvoir les biocarburants».


Non si capisce bene cosa sottointende il povero Brabeck. La liberalizzazione dei mercati agricoli va frenata o ampliata? Cosa nasconde il motto « utilizzazione dell’acqua come risorsa »? Cosa significa «sforzi politici intesi a promuovere gli agrocarburanti» ? Bisogna stopparli, intendevi così, non é vero Peter ? Che confusione…


Evasore o elusore : il sottile confine tra illegale e legale!


Segnatevi il 27 gennaio sull’agenda. Siete invitati al Palazzo dei congressi di Lugano per la conferenza « I paradisi fiscali nel 2011 e le società offshore : la frontiera tra il legale e l’illegale ». Con soli 260 euro potrete apprendere tutti i trucchi del mestiere dell’evasore. O meglio – scusate – dell’elusore. Perché é nei termini che si fa la differenza. Lo slogan della « Gringas Internationa Società Anonima », organizzatrice dell’evento, é : « l’evasione fiscale é illégale, l’elusione delle imposte non lo é ». Semplice ! La via per il paradiso (fiscale) non é così tortuosa come sembra…


Note :


La socialdemocrazia di Moritz:


La Tages Anzeiger ricorda i passati legami avuti tra Implenia e Morit Leuenberger per lavori di Alptransit. Storie di appalti…

http://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/standard/Leuenberger-bei-Implenia-Korruption-im-weiteren-Sinn/story/27883091

http://www.24heures.ch/actu/suisse/leuenberger-favorise-entreprise-implenia-2010-11-26


Le soluzioni di Peter :


Quotidiano de l’Agence économique et financière de Genève (AGEFI) del 24.11.2010


Evasore o elusore : il sottile confine tra illegale e legale.


Pach

http://www.iparadisifiscalinel2011.com/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/22/societa-offshore-e-paradisi-fiscali-convegno-svizzero-fa-il-pieno-di-commercialisti-italiani/78167/


domenica 21 novembre 2010

Col centro...non centro (o c'entro?)!

[…] je voudrais réclamer le droit d’aimer mon pays sans forcément devoir me déclarer patriote, sans devoir brandir des drapeaux et bouffer de la fondue tous les jours. Aimer la Suisse et les Suisses, sans devoir le hurler ou haïr ceux qui ne le sont pas […]

http://portrait.blog.24heures.ch/archive/2010/09/10/glenn-beck-hooligan-du-patriotisme.html




Nel 2010 il teatrino politico svizzero è denominato da un partito che in italiano è detto “unione democratica di centro”. Già dal nome si percepisce una truffa. Evitiamo di considerare il significato dell’aggettivo “democratica” (anche la Repubblica del Congo è così denominata) e limitiamoci al centro. Perché mai un partito di destra si deve definire di centro? Nessun membro di questo partito ha ancora avuto l’idea o il coraggio di cambiare il nome. Tanto per essere coerenti, una volta ogni tanto.

La magia dell’UDC è la sua variegata base elettorale. Il partito, fondato per rappresentare gli interessi agrari e dei piccoli commercianti, é ora anche plebiscitato da industriali e banchieri. Mi incuriosice questa comunione tra un contadino del Toggenburg, un industriale basilese e un banchiere di Wallerau. Un fatto di per se geniale, la caduta delle barriere socioeconomiche e l’unione sotto un’unica bandiera politica di uomini che in comune hanno solo i peli sulle chiappe.

Negli ultimi mesi vi é però stato qualche screzio tra l’anima rurale e l’anima finanziaria del grande partito svizzero. D’altronde non si può sempre accontentare tutti. Non si può essere allo stesso tempo protezionisti e liberisti, per esempio. Per unire le due anime democentriste ci vuole quindi un denominatore comune: l'insicurezza.

Grazie a tematiche xenofobe proposte a scadenza regolare (minareti, naturalizzazioni, espulsioni, ecc.) il partito riesce ad unire la sua base elettorale e a confermarsi come il più importante partito del paese. Ogni qualvolta il popolo svizzero è chiamato a pronunciarsi su una tematica di questo tipo, ecco che l’UDC ne esce vincente e nuovamente unito. E gli altri a grattarsi le ferite assistendo impotenti al trionfo della bassezza e della vigliaccheria, un’offesa ai valori fondamentali che spinge tanti svizzeri a vergognarsi sempre più del proprio paese. Ci si difende poi su facebook dove, mascherati da cartoni animati, si lanciano inviti e ci si incitia a non sprofondare troppo in basso nel pantano. A me manca il fiato, che ci sia già affondato da tempo?


Per riderci sopra ecco l’imitazione di Oscar Freysinger, uno dei più “brillanti” rappresentanti democentristi (se non altro forse l’unico che parla italiano (o che sa che in Svizzera si parla anche italiano)), proposta dall’’attore romando Jann Lambiel. Ecco a voi:


video


Ecco inoltre il link di un servizio della TSR che mostra il metodo UDC: slogan choc e “formazione” della base militante. Ecco il link:

http://www.tsr.ch/video/emissions/mise-au-point/2639937-la-machine-udc-en-marche.html#id=2639937

domenica 14 novembre 2010

Se mangio ferro ci sarà un motivo: parte 6!

Alberto Giacometti: "L'uomo che cammina".




Luna piena, fine settembre, sono sei giorni che Agapito è ospite dell’ospedale Civico di Lugano. La profezia dell’amico Genesio si è avverata: infarto per tensione da fungo.
Agapito piano piano sta meglio. Ha capito che è successo qualcosa di grave, ma non sa ancora esattamente cosa. A causa del malore è caduto a terra picchiando pesantemente il capo su un sasso, perdendo i sensi e rimediando una forte commozione celebrale. È una settimana che è attaccato a macchine e attrezzi come fosse un quadro elettrico. Sono sei giorni che si nutre per endovena e che piscia in un pappagallo. Quando entra l’infermiera ha voglia di chiarimenti:
“Senta..mi potrebbe spiegare cosa è capitato esattamente? Cosa ci faccio qui attaccato a queste macchine?”, mormora con un basso tono di voce, quasi grapposo.
L‘infermiera, dopo aver verificato che tutto fosse a posto, comincia a dare qualche spiegazione:
“..giovedì scorso si trovava nel bosco..quando ha avuto un malore, un infarto. Si ricorda?”
“Ero a funghi. Certo che mi ricordo..”
“Ecco..dicevo..ha avuto un malore e cadendo a terra ha picchiato la testa perdendo i sensi. Fortunatamente un gruppo di ragazzi si trovava in zona..a voler essere pignoli, l’hanno trovata grazie al loro cane..pensi un po’.. credevano che avesse fiutato un cinghiale. Invece no, era proprio lei..”
“Per bacco, ora ricordo. Quel cagnaccio schifoso..stavo arrivando in Predisei..e chi bastardi..quei bastardi avevano i miei funghi..mi ricordo..”
“Chi bastardi..sciur Agapito..le hanno salvato la vita. Grazie al cane l’hanno trovata per terra e hanno chiamato immediatamente i soccorsi. Un elicottero è arrivato a prenderla e ora..eccola qui. Sano e salvo. Un intervento fulmineo. Le ci vorrà un po’ di riposo e un periodo di riabilitazione. E forse anche un po’ più d’attenzione e di riguardo. L’ha scampata bella..”
“Tutta colpa da chi tàglian..Hanno preso i miei funghi e io mi sono sentito male...”
“Le ripeto che chi tàglian, come lei li chiama, le hanno salvato la vita..”
“Mi hanno salvato la vita un corno..Se non ci fossero questi qui che vanno in giro per i boschi..Io..Io..Io non sarei qui..Doveva vedere come parlavano, sembrava di essere alla Bennet, non in un bosco. Màiaramina..”, sbraita leggero, ricadendo sull’espressione che ha dato il via al suo malore. Comincia ad agitarsi, a muovere le braccia e a inveire come un matto: sembra quasi guarito.
“Calma, calma..Per fortuna uno dei ragazzi è all’ultimo anno di medicina è le ha fatto un massaggio cardiaco mentre arrivavano i soccorsi..”
“Che nervùsss..chi ladri..”
“Ecco appunto, deve cercare di essere più rilassato. A proposito i ragazzi sono passati qualche giorno fa e mi hanno lasciato qualcosa per lei..”, esclama l’infermiera mostrando un vasetto con dei bellissimi porcini seccati. “..Mi hanno detto di farsi una bella cenetta visto che, a quanto pareva, è stato stroncato dal colpetto quando il suo cestino..diciamo così..non aveva ancora cominciato a riempirsi. Forse però, non è il caso di pensare al cibo ora..”
“Oltre al danno anche la beffa. Chi cazzo li vuole quei funghi! Il signor Agapito ha una sua dignità. I funghi se li sa trovare da solo. Non ha bisogno di elemosina. Il signor Agapito é capace anche lui di trovarli. Se non si mettessero tra i piedi questi ladri mangiatori di ferro..di ramina..” sbraita Agapito, passato a parlare alla terza persona, il che, per chi lo conosce bene, significa alto grado di nervosismo.
“Mi hanno detto che passeranno magari a trovarla questa settimana per vedere come sta. Erano molto gentili. Uno di loro lavora qui vicino..”
“Arghh..ta pareva. Ma va? Fa il frontalierato? Non li faccia entrare. Dica che sono morto a causa loro..e che non voglio i loro funghi, del cazzo!Il signor Agapito di questi ladri non ne vuole sapere. Capito?"
“Calma, calma. Lei ha bisogno di riposo. Si rilassi, io passo più tardi. Se vuole può accendere la televisione..”


*
Luna piena di fine settembre, è mercoledì sera. Serata di calcio in tutta Europa, anche per i degenti all’ospedale Civico:

“Samuel “the Wall” interviene in difesa. Smista a capitan Zanetti che passa a Cambiasso. Sneijder. Cambiasso e ancora Sneijder sulla sinistra. Velocissima ripartenza dei nerazzurri. L’olandese si libera di un avversario, crossa. Milito….Militoo… Goal. Il principe è svettato sopra tutti. Goal..”

“Goal, goal, goal.” esclama Agapito dal suo letto.

La sua Inter é in vantaggio. Fortunatamente si è ripreso in tempo e nella stanza d’ospedale c’è una bella televisione a schermo piatto. Agapito non poteva perdersi l’appuntamento con la Champions League e la sua mitica squadra nerazzurra, campione d’Europa in carica..

“Forza Ragazzi. Forza!!...”



FINE

giovedì 11 novembre 2010

Se mangio ferro ci sarà un motivo: parte 5!

Confine italo-svizzero 1968. Fonte: http://www.fotoclublegru.it/

"[...]Se potessi andare a Chiasso a strappare la ramina con le mie mani e strappare tutte le ramine del mondo...[...]", da "Il fondo del sacco", Plinio Martini, 1970.



[...]
*


Guardingo Agapito si ferma ad osservare, badando bene di non fare rumore. La gioia per essere arrivato finalmente in Predisei si dissolve veloce come la schiuma della birra e lascia posto alla collera. Osserva la scena e non crede ai suoi occhi. Tre ragazzi e una ragazza se ne stanno seduti allegramente a chiacchierare sotto un faggio. Vi è pure un cane, nero con il collo bianco. Da parte ai giovani troneggiano due grossi cestini colmi di porcini. Ad occhio e croce almeno quattro chili. Agapito non ci vede più dalla rabbia, accecato come da un’esplosione. Il suo posto usurpato, i suoi porcini già colti, puliti e incestinati. Chi è il responsabile di un tale sacrilegio?
“I’è sicurament di taiàn, sent cuma i parla sti chi…il celluare??!! Che cazzo è?!Màiramina! Ladri, Ladri, Ladri!...”
Lo aveva capito dai tempi dell’episodio con il portoghese. Era stato confermato in un recente dibattito in tv. In ogni caso, la statistica parlava chiaro:
“I soliti stranieri. Sono dappertutto. Ci rubano il lavoro, i soldi dell’assistenza. I parcheggi. E mo’: anca i fùncc. Cazzo! E num a pagùm”, mugugna turbato.
Agapito si chiede come avranno fatto a salire così veloci. Sono appena le nove e sono già carichi.
“Maiaramina”, inveisce silenziosamente.


Lo ha letto su un cartellone l’altro giorno a Caslano mentre andava a fare la spesa a Ponte Tresa, dove la carne costa meno: “Sono loro i ratti che aggrediscono il nostro formaggio. L’è pien da gent che n’aprofita. Ladri!”
Prova odio. Un odio che sente salire come il caffé nella moka. Vorrebbe dar loro una lezione. Brutti sorci: “Pantegane, ratti randagi. E mi paghi..”

Quello che non sa Agapito è che è proprio lui il topo. Un topo non molto scaltro, per altro. Ratto in trappola, cavia di politicanti nostrani, felini maldestri che ignorano la storia e sono privi di memoria. Politici di bassalega - e non è un gioco di parole. A loro serve un bersaglio, un catalizzatore di voti. Sono abili psicologi, maestri dell’ironia, pubblicisti della politica, vignettisti d’assalto: “Pecore, corvi, ratti di qualsiasi cosa parlerai, con l’animale sul cartellone non sbagli mai”!
Si va sul sicuro: il sorcio nostrano ci casca che è un piacere. Il forestiero, il frontaliero, è il nemico. Molti lo pensano. D’altronde la vedono ogni giorno la colonna di questi strani personaggi che si alzano presto il mattino e tornano tardi la sera. Tutto per un pezzo di Gruyère.
Dimenticano il passato, strappano le radici dalle quali dicono di voler attingere. Tagliano i rami dei propri alberi genealogici come fossero robinie infestanti. Si scordano degli arrotini, dei fornaciai, degli spazzacamini. Hanno gambe e memoria corte. Siamo in Ticino, paesi di bifolchi e terra di confine. Ci troviamo al sud della Svizzera. O meglio, siamo il sud della Svizzera. Il sud, da un punto di vista semantico, implica una connotazione negativa e d’inferiorità. Una volta erano l’est e l’ovest a farla da padrone, ma ora, complice la storia, si divide il globo sull’asse verticale dei punti cardinali. Generalizzando, il Sud è quella parte del mondo sfruttata per arricchire il Nord. Il bello, si fa per dire, è che il sud ha il suo sud, ogni meridione ha il suo mezzogiorno. In effetti nord e sud sono un concetto relativo, sono una destra e una sinistra: dipende da che parte li guardi. A sud del canton Ticino c’è il Nord Italia, i cui abitanti si sentono dei veri settentrionali rispetto ai connazionali pugliesi, calabresi o siciliani. Non immaginano che in Canton Ticino sono loro ad essere considerati meridionali.

“Maiaramina. Maiaramina. Maiaramina”, impreca ancora Agapito, nipote di Dino ul bergum, brandendo il suo bastone di nocciolo come un’ascia di guerra.

Il sud è un capro espiatorio contro il quale sfogare il malessere, proprio e della società. Prendendo esempio dal Nord, capita che il Sud se la prenda…con il suo Sud. Così, in Ticino inveiamo contro gli italiani del Nord (e del Sud), in Nord Italia si scagliano con gli italiani del Sud. Questi ultimi se la prendono con i migranti che arrivano via mare da un sud chiamato Nord Africa. E così via, non sempre seguendo la logica dei punti cardinali. E Agapito, uno come tanti, erge la sua vela e naviga nel vento del momento. Vento di crisi, sghignazza Eolo.

( Il Sud e il Nord: un concetto relativo. Fonte:http://laubao.wordpress.com/page/2/ )



*

Spesso la differenza tra un Sud ed un Nord (o tra il Nord ed il Sud) è un confine, luogo fittizio disegnato dalla storia con l’aiuto a volte della geografia. A separare il Ticino dall’Italia è spesso una barriera naturale: la cresta di una montagna, un lago o un fiume. Sono luoghi, quest’ultimi, abitati da esseri viventi indisciplinati. Un faggio, un capriolo, un pesce o un fungo sono immuni alla costruzione umana di confine. Per loro sud o nord è solo una questione di insolazione. Un fungo non è italiano o svizzero, ticinese o grigionese. Un fungo è un dono superpartes, spuntato dalla terra laddove le condizioni sono per lui le più ottimali. Un fungo è un essere apolitico.



Malgrado ciò c’è chi, come Agapito, ha una visione più possessiva del fungo e cerca di stabilirne una proprietà a seconda del passaporto o della targa della macchina. In un periodo caratterizzato dall’odio verso il frontaliero, l’andare per funghi nei boschi del Malcantone, lungo confine italo-svizzero, può minacciare gli umori e creare tensioni. Manco fossimo nel 1940 quando il confine andava difeso da una possibile invasione fascista. Altri tempi, Agapito non era ancora nato e la Svizzera era nella morsa delle potenze dell’Asse. Bastava un battito di ali… Ma questa è un’altra storia.

“Màiaramina!”, impreca, fumoso più di una pipa ad acqua. Agapito non va oltre questo discorso, assai limitato. Una litania banale come un discorso del primo d’agosto. Una scorreggia repressa che quando è lasciata andare è liberazione egoistica: benessere per chi la fa; rumore e puzzo per gli altri.
Nel 1943 si rompeva il metallo del reticolato di confine per salvarsi dagli strascichi della guerra. La ramina la si mangiava letteralmente: i denti digrignavano ferro come fossero ruggine. Essere oltre la rete era questione di vita o di morte. E poi ancora buchi nella ramina alla ricerca di un lavoro nel dopoguerra, quando necessitavamo di manodopera, quando “volevamo braccia e sono arrivati uomini”. Ma anche questa è un’altra storia…

“Màiaramina, màiaramina!Maiaram…” Un formicolio lo prende al braccio sinistro. Oppressione, costrizione in zona retro sternale. Dolore acutissimo. Rumori onomatopeutici si espandono nel bosco. Rosso, blu, nero. Agapito crolla al suolo.


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domenica 7 novembre 2010

Se mangio ferro ci sarà un motivo: parte 4!


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Passata una piccola pianura, dove un grosso acquitrino alimentato dalle recenti piogge fa la gioia dei cinghiali, Agapito sale ancora fino a raggiungere una meravigliosa faggeta. Pittoreschi intrecci di radici permettono agli alti tronchi grigi di artigliarsi al suolo, ne stabiliscono il loro naturale diritto a possederlo, a sfruttarne le risorse ed ad ergersi alti e maestosi al di sopra degli altri. I faggi sono alberi solidi, più forti di quei castagni che in passato fornivano farina ai ticinesi e che ora, stanchi e trascurati, faticano a reggere la concorrenza. Agapito adora sentire lo scricchiolio dei suoi piedi che calpestano le ghiande di faggio, l’albero che crea le condizioni migliori per lo sviluppo dei suoi porcini.

La salita è ripida. Alcuni passaggi sono pure un po’ pericolosi. Un paio d’anni fa nei paraggi qualcuno ci aveva anche lasciato le penne. Agapito è preoccupato, non è più in perfetta forma. Il camoscio che una volta saliva i pendii quasi a corsa sta facendo i conti con gli umani acciacchi. Gli anni passano anche per lui e se ne rende conto: “Go pu vint àn. Duvresa piantaa lì da fumaa chi sigarèt che ma mazza..”
Si siede a fare una pausa su un sasso sporgente. Respira l’arietta settembrina. Mangia un pezzettino di formaggio, “da chel bon”. Si accende un’altra sigaretta, immerso in un fumo di dubbi su una salute che sente più precaria. È in ritardo sulla sua tabella di marcia, qualche anno fa in un’ora era gia "in Predisei". Ora deve fare anche una pausa. E già passata un ora e venti e manca ancora l’ultimo tragitto in pianura, un posto di fitta vegetazione, dove le foglie fanno trapassare poca luce; terreno statisticamente avaro di boleti. Un sorso di grappa, butta la paglia, abbandona i pensieri ed è pronto a ripartire.

Quando sta per arrivare si confida al dio fungo nella speranza di una giornata ricca e memorabile. Che ci crediate o meno, la preghiera ha subito effetto: ecco un primo porcino, fresco e tozzo, nascosto da uno strato di foglie che solo l’occhio di Agapito poteva evadere. Si piega per raccoglierlo, contemplarlo, pulirlo. È in estasi. Quando lo sta deponendo, bello bianco e lindo, nel cestino, voci e risate giungono improvvisamente alle sue orecchie:


“..Guarda questo, guarda che gambo, più grande della cappella. E perfetto. Sembra un pallone da calcio. Fantastico..”
“Davvero, però a me piacciono anche quelli piccolini, guarda che carino questo. E questi due, sembrano gemelli..”
“Stasera ci facciamo una bella cenetta, chiamiamo Eze e gli altri che ne dite? ”
“Dai dai, ci sto.”
“Chiamo io, chiamo io…Dove minchia è il mio cellulare….Ah eccolo…Eze so’ io, Franco Falla…Sìsì bene grazie. Ascolta, te l’avevo detto che andavo a funghi con la Ilde, Danni e Gioacchino? Esatto, lui, Chino la Malta, il segugio di Laveno…Devi vedere quanti ne ha trovati…Il rottoinculo…In Svizzera…in Svizzera: è pieno! Fantastico!Chiama chi vuoi…a casa mia alle otto…Perfetto…Sisi..ho il cellulare scarico..ci sentiamo dopo…Porta del vino..Ciao…bella. Bella!


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mercoledì 3 novembre 2010

Se mangio ferro ci sarà un motivo: parte 3!

Immagini dell'epoca: " Contadini, sullo sfondo Breno". Fonte: Galleria di immagini del museo del Malcantone, http://www.museodelmalcantone.ch/cms/



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2


Luna crescente di metà settembre, Agapito si sveglia presto. Sono le sei e mezza quando la caffettiera sbuffa in cucina. La radio conferma il bel tempo. Il materiale da combattimento – coltellino, cestino, pane, formaggio, un paio di birre e l’immancabile bottiglietta di grappa – è pronto, già minuziosamente preparato la sera prima. Calcola di essere per le otto “in Predisei”, il suo posto, come ci tiene a sottolineare:
“Vi altri sii mat. Siete matti! Quesc’qui l’è ul mé sit. Se scopro che ci andate senza di me.. va copi tuc..”, tuonò la scorsa settimana all’Alligatore, in quel crogiolo di italiano e dialetto che caratterizza il suo linguaggio. Conoscendo il suo lato permaloso, gli amici si erano divertiti a provocarlo, minacciando di andare "in Predisei" senza di lui.
Agapito non fa del senso dell’umorismo una sua caratteristica personale. È infatti molto permaloso, il tipo di persona che prende tutto troppo sul serio. Soprattutto quando si tratta di funghi.
“Prima o po te ciapat un culpèt. Sta calmo. Ciapatala mia, da fùnc ga n'è par tùcc..”, gli aveva consigliato l’amico Genesio, il filosofo del gruppo, dopo quell’ultima vampata d’ira. “Di questo passo, morirai!”, sentenziò, sintetico come un aforisma, il sempre sereno Genesio.
Oggi però Agapito si sente tranquillo. Nessuno può compromettere la sua giornata. Si immagina già il profumo dell’aglio che rosola nella padella, il prezzemolo tagliato fine fine…

Salta in macchina. In pochi minuti arriva alla barriera dove scruta tre macchine posteggiate: Como, Varese, Milano.
“I solit CoVaMi!Bisognaria tàiag i gòmm. Ga i a miga i fùnc oltre la rete?!”, e la tranquillità è già congedata. È più forte di lui: “Che i sa faga mia vidé incoo i badìt, se no ga fo vidé mi…Maiaràmina!”
Ma non si preoccupa più di tanto, lui ha la chiave. Passa la barriera come chi transita al casello con il Telepass. Non c’è ancora molta luce ed Agapito calcola che salendo con l’auto supererà ben presto i temuti rivali lombardi, famigerati cercatori di funghi i cui segreti sono tramandati di generazione in generazione con lo scopo di continuare la dinastia fungaiola della famiglia.

Dopo quindici minuti nello sterrato che sale oltre la barriera Agapito arriva nello spiazzo dove è solito lasciare la macchina. Si accende la prima sigaretta, incipriandosi il naso di fumo e la mente di pensieri di raccolta. L’arietta è fresca, ma la salita fra poco provvederà a scaldarlo. Butta il mozzicone e parte; non è più tempo di pensare. L’itinerario classico prevede di salire per circa mezzora in una ripida dorsale rivolta verso nord. Occorre lasciare i castagni per raggiungere i faggi. Il sottobosco è un dipinto colorato di funghi il cui profumo si espande armonioso come un tango verso le narici di Agapito. Amanite, russole, chiodini, castagnin e molti altri funghi matti. Sentinelle di buon augurio, nulla più: “Derivati di funghi”, smascella Agapito, interessato solo al fungo perfetto: il boletus edulis (volgarmente detto il porcino).
Molti indizi sembrano indicare una giornata propizia, potenzialmente molto ricca: “Per fortuna ho preso libero. Al senti che incoo l’è bona, an cati na masna, almen cinq chili..”
Il massimo consentito sono tre chili. Ma poco importa, malgrado tutto quello è il suo posto.
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