sabato 7 novembre 2009

Diritto all'alimentazione e brevetti: due concetti inconciliabili!

Malgrado non occupino un ruolo di primo piano nell’attualità mediatica, cibo, alimentazione e agricoltura sono ultimamente all’ordine del giorno. Interessante e degna di nota a proposito è la recente conferenza stampa del commissario speciale delle nazioni unite per il diritto all’alimentazione, Olivier de Schutter.



Difficilmente mi trovo d’accordo con personaggi di potere. Quando ciò avviene significa che il potere effettivo di questo personaggio e della sua funzione è probabilmente scarso. Per ciò, se il messaggio di un personaggio pubblico mi appare troppo bello, critico al punto giusto nei confronti delle dinamiche dominanti e quasi coerente con le mie idee, intuisco subito che questo personaggio non detiene che un potere di facciata. E il caso del Commissario Speciale delle nazioni Unite per il diritto all’alimentazione e la recente conferenza stampa tenuta alle Nazioni Unite lo scorso 21 ottobre è un perfetto esempio di quanto sopra andavo dicendo.

Olivier de Schutter ha parlato dei problemi legati alla crisi alimentare. Andando subito al sodo si è focalizzato sulle contraddizioni del sistema agricolo mondiale, caratterizzato dal sistema dei brevetti e dal controllo delle sementi da parte di poche multinazionali. Le sue parole fanno appunto ipotizzare che la carica di de Schutter non conta, nei fatti, molto. Tuttavia ecco qualche importante elemento emerso da questa conferenza stampa.

Per prima cosa de Schutter ha messo l’accento su tre importanti fattori di pericolo per la sicurezza alimentare, causati dalla rivoluzione agricola attualmente in corso:

1. la crescente monopolizzazione delle sementi

2 la diminuzione della biodiversità

3 le speculazioni finanziarie sui mercati delle materie prime

Focalizzandosi sul primo fattore di pericolo e disquisendo quindi sulla relazione tra proprietà intellettuale (ricordo che le sementi, le proprietà genetiche di una pianta possono essere brevettate) e diritto al cibo, de Schutter spiega l’importante sfida che tocca i governi. Questi ultimi sono chiamati a rispondere agli impatti causati dal sistema dei brevetti, adottando delle politiche che prevedano l’accesso dei contadini alle sementi. Esortando i governi ad adottare delle legislazioni che vanno oltre il rispetto dei requisiti minimi previsti negli accordi sulla proprietà intellettuale in seno a l’OMC, egli insiste sul fatto che sono gli stessi governi che dovrebbero scegliere un sistema di proprietà intellettuale adatto alle esigenze di sviluppo. Si raccomanda quindi agli Stati di fare di più per l’attuazione dei “diritti degli agricoltori”, come stabilito nell’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. Quest’ultimo prevede la tutela delle risorse tradizionali e la partecipazione degli agricoltori nei processi decisionali in materia di legislazione sulla proprietà individuale. De Schutter ha inoltre raccomandato agli Stati di fornire i fondi necessari per creare un sistema di sementi gestito dagli stessi agricoltori, riesaminando le proprie legislazioni in modo da renderle più consone con i diritti degli agricoltori tradizionali, per esempio favorendo lo sviluppo di sementi locali.

Nei paesi in via di sviluppo, il sistema delle sementi ad alta qualità, brevettate e certificate dai governi si sta imponendo su un sistema più tradizionale e informale, basato sulla salvaguardia e lo scambio di sementi tra contadini. Malgrado le qualità delle sementi ad alto rendimento, questo sistema comporta importanti rischi di dipendenza da parte dei contadini verso le società che controllano le semenze. I diritti di proprietà intellettuale si sono in effetti enormemente rafforzati negli ultimi anni, contribuendo a fare aumentare la dipendenza dei contadini verso le grandi imprese. Sottolineando che le prime dieci compagnie di sementi del mondo controllano il 67% del mercato globale dei semi, de Schatter afferma che questa dipendenza influisce fortemente sui redditi degli agricoltori: “increasing dependency on commercial seed varieties monopolized by a few very powerful multi-national companies could severely impact small farmers in developing countries”.

Contrariamente ai fautori dei diritti di proprietà intellettuale, che ne ricordano l’importanza fondamentale per l’innovazione, de Schutter ci ricorda come questi diritti possono rivelarsi paradossalmente un ostacolo per la ricerca. Quest’ultima si deve in effetti basare su delle risorse genetiche preesistenti, già brevettate e quindi difficili da ottenere. In ogni caso, continua il Commissario, la ricerca e i diritti di proprietà intellettuale sono principalmente indirizzati verso grandi contadini dei paesi cosiddetti sviluppati. Per esempio le culture tropicali, importanti per molte persone nei paesi in via di sviluppo sono completamente dimenticate dalla ricerca dominante. Interessante anche il fatto che de Schutter sottolinei che il brevetto delle sementi implica un trasferimento delle risorse fitogenetiche da Sud (dove risiedono le principali risorse fitogenetiche) al Nord (dove hanno sede le principali aziende semenziere) e quindi dai produttori ai proprietari di brevetti: “because most seed companies were situated in the North, intellectual property rights resulted in resource transfers from the South to the North and from food producers to the owners of the patents.”

Il commissario é preoccupato dal fatto che, a causa dei diritti di proprietà intellettuale su cui si è basata ultimamente la ricerca agricola, non sono stati effettuati investimenti in altri metodi di produzione alimentare. Secondo de Schutter, in linea di principio è stato un bene che, dopo trenta anni, il settore privato abbia di nuovo investito in agricoltura. Non vi è però stato un vero dibattito su chi veramente controlla le politiche agricole: il rischio è che le politiche nazionali non vengano prese in considerazione, visto che la direzione della ricerca e degli investimenti è guidata da interessi privati. I governi non dovrebbero quindi elaborare politiche dettate dal settore privato.

Rispondendo ad una domanda de Schutter afferma che la stragrande maggioranza dei brevetti é stata acquisita da imprese del Nord, come la Monsanto, la cui struttura oligarchica è preoccupante, in quanto aumenta la dipendenza degli agricoltori. A proposito continua de Schutter, le legislazioni antitrust dovrebbero essere rafforzate, a livello regionale e internazionale.

Rispondendo ad un’altra domanda e riferendosi al fatto che la FAO ha affermato la necessità di un aumento del 70% della produzione alimentare entro il 2050, de Schutter ci ricorda che è aperto un grande dibattito su come e da chi tale aumento dovrebbe essere garantito. Anche se le Nazioni Unite non hanno ruolo in merito a questo dibattito, che oppone agricoltura organica e agricoltura genetica, una relazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha indicato che l’agro-ecologia potrebbe migliorare sensibilmente i rendimenti, e ciò in una materia sostenibile.

De Schutter ha sottolineato infine il fatto che la speculazione finanziaria nel mercato delle materie prime è un problema grave che non é stato affrontato. Sebbene egli avesse presentato proposte al Consiglio dei diritti dell'uomo a tal proposito, nulla é stato ancora fatto.

Sembra che a parlare sia un delegato altermondialista di una ONG ambientalista. Invece riporto semplicemente e quasi alla lettera la conferenza stampa del Commissario speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazioni. Del cui potere sto quindi sempre più dubitando.

Riferimenti bibliografici:

http://www.un.org/News/briefings/docs//2009/091021_de_Schutter.doc.htm

http://www.srfood.org/images/stories/pdf/medias/20091021_press-release_current-intellectual-property-rights-regime-suboptimal_en.pdf

http://www.srfood.org/images/stories/pdf/officialreports/20091021_report-ga64_seed-policies-and-the-right-to-food_en.pdf

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