mercoledì 27 gennaio 2010

Acqua nera, acqua sporca!

L'assoluzione, qualche settimana fa, di cinque agenti privati accusati della strage di Mansour ripropone la questione della privatizzazione della guerra e dell'immunità legislativa concessa alle compagnie private di sicurezza.



Le recours aux sociétés miliaires privée va désormais bien au-delà de l’externalisation de certaines fonctions de service. Il fait désormais partie intégrante de la transformation américaine. Les entreprises privées de sécurité interviennent largement à tous les stades des opérations extérieures. Présentes même dans la phase humanitaire, elles entretiennent la confusion entre les diverses acteurs de l’action internationale, et se développent hors de tout contrôle efficace, national ou international »
Sami Makki, chercheur du centre interdisciplinaire sur la paix et d’études stratégiques (CIPRES) de l’école des hautes études en sciences sociales de Paris.

Recentemente ho assistito ad una conferenza di Hervé Kempf, scrittore e giornalista di « le Monde », il quale ha elencato, tra le caratteristiche del capitalismo moderno, la tendenza ad una sempre maggiore mercificazione (“marchandisation”). Mercificazione di tutto, anche di quello che prima non era solito essere mercificato: il corpo, le risorse genetiche, la sicurezza pubblica.
Mi vorrei soffermare su questo elemento, prendendo anche spunto da un editoriale apparso recentemente sul New York Times (NYT), intitolato “privatized war, ad its price”. Si accenna all’inchiesta contro dei soldati privati americani che, l’11 settembre 2007, aprirono il fuoco contro delle automobili nel quartiere Mansour a Baghdad. Risultato: 17 iracheni morti, di cui 14 civili accertati. L’episodio suscitò molto scalpore anche in USA, tanto che (!!) si aprì un’inchiesta e si sviluppò un dibattito sull’utilizzo di personale privato in contesti di guerra. Un problema quello degli agenti privati di sicurezza che, seppur in maniera minore, è presente anche da noi. Tuttavia è negli Stati Uniti, dove vi sono compagnie private che partecipano a guerre reali, che la questione si impone maggiormente. La privatizzazione della guerra merita un approfondimento considerato che mette in discussione uno dei principi fondamentali sui quali si basa lo stato moderno: il monopolio legittimo della forza fisica.

Negli Stati Uniti il fenomeno cominciò verso la metà degli anni ‘90 con la nascita di alcune compagnie come la Blackwater, la DynCorp e la Triple Canopy. Fu poi l’amministrazione Bush che spinse sempre più verso la privatizzazione delle forze armate. Si parlò di una “ristrutturazione necessaria” per contenere le spese militari esplose a causa delle guerre in Afghanistan e in Iraq. Si esternalizzò dapprima alcuni compiti logistici per giungere poi ad una privatizzazione di tutte le altre funzioni legate all’esercito. Tra le quali partecipare a vere e proprie missioni di guerra. Le compagnie private costituiscono il secondo più grande esercito presente in Iraq, con all’incirca 100 mila uomini, di cui 48 000 identificabili come soldati veri e propri. Come hanno fatto queste compagnie, in così poco tempo, a raggiungere una tale capacità operativa?
Bisogna innanzi tutto considerare questa espansione nel contesto politico e ideologico che ha caratterizzato la presidenza Bush, soprattutto dopo gli attentati dell’11 settembre. L’esempio di Blackwater, la più grande compagnia di sicurezza privata al mondo e simbolo di questa privatizzazione della guerra, mette perfettamente in evidenza la stretta relazione tra la politica neoconservatrice portata avanti dalla Casa Bianca e l’espansione delle compagnie private di sicurezza.
Blackwater é stata fondata nel 1996 da Erik Prince, ex soldato del Navy Seal, il corpo d’élite dei marines. In principio la compagnia fu creata come una struttura d’addestramento militare nel North Carolina. Dieci anni dopo i numeri di Blackwater sono impressionanti: 20 000 soldati, una trentina di aerei, elicotteri, una divisione d’inteligence privata, la base militare privata più grande del pianeta, a Moyock (NC), 7.000 acri dove ogni anno vengono addestrati circa 35.000 operatori di sicurezza.
Sin dalla fondazione della ditta, Prince stabilì importanti contatti e collaborazioni con politici e avvocati conservatori di peso (Kenneth Starr, Fred Fielding). Uomini della Cia o del Pentagono diventarono membri operativi della compagnia. Ad esempio Joseph Schmitz, ex ispettore generale del Pentagono, che si unì al Prince Group (consociata di Blackwater) in qualità di consigliere interno della compagnia stessa. Furono questi importanti legami che permisero l’impressionante crescita della Blackwater e il suo massiccio utilizzo nei conflitti in Afghanistan e Iraq.
L’affinità ideologica tra Prince e l’amministrazione Bush fu altrettanto determinante. Prince, da sempre noto per le sue visioni fondamentaliste e suprematiste del cristianesimo, si garantì sin dall’inizio l’appoggio incondizionato della Casa Bianca e dei neocon americani. Questo legame è testimoniato dalla convergenza tra la Blackwater e il PNAC (Progetto per un nuovo secolo americano), una fondazione senza scopo di lucro fondata nel 1996 da Cheney e Rumsfeld con l’obiettivo di difendere la leadership e i valori americani nel mondo. Un esperto di milizie private, il giornalista investigativo Jeremy Scahill autore del libro “Blackwater: The Rise of the World’s most Powerful Mercenari Arms”, afferma che “Blackwater è la compagnia che incarna maggiormente la privatizzazione del complesso militar-industriale - premessa fondamentale per l'attuazione del Progetto per un Nuovo Secolo Americano e della rivoluzione dei neoconservatori”.
Grazie a contatti e contratti con l’amministrazione Bush e alle due guerre in corso, Blackwater è diventata così una vera e propria potenza militare, economica e politica. Dal punto di vista militare Blackwater continua ad espandere il suo raggio d’azione. Secondo un articolo apparso in novembre sul quotidiano “The Nation”, Blackwater appalta per esempio operazioni di assassinio mirato di leader talebani e membri di Al Qaeda. Da un punto di vista economico non si può che constatare importanti guadagni. Un articolo congiunto di Repubblica e Washington Post indica che “in dieci anni i ricavi ottenuti da Blackwater grazie ad appalti del governo federale sono cresciuti esponenzialmente, passando da meno di 100.000 dollari ai quasi 600 milioni di dollari dello scorso anno”.

Una situazione, quella della Blackwater e delle altre compagnie di sicurezza privata che é forse poco conosciuta e che impone alcune domande fondamentali, sia da un punto di vista etico che da un punto di vista giuridico. Dal 2005 all’aprile del 2007, secondo un indagine del congresso USA sono stati recensiti 195 incidenti, con almeno 16 vittime causate da Blackwater. Nel settembre 2007 vi è stata la strage a Mansour. Come è gestita questa situazione da un punto di vista legislativo? Da quale autorità legale dipendono questi mercenari? L’autorità militare statunitense, la giustizia irachena? Gli agenti privati sono tenuti a rispettare le norme del trattato di Ginevra o rispondono dei loro atti solo ai loro superiori?
Il NYT spiega che il Congresso ha sempre cercato di coprire i crimini degli agenti privati con il diritto americano: nel 2006 il "Military Extraterritorial Juridisction Act” è stato ampliato per coprire anche gli agenti privati operanti all’estero. Tuttavia dopo la strage di Mansour si aprì un indagine contro cinque membri del commando che assassinò i civili iracheni. Dopo mesi d’inchiesta, il 31 dicembre scorso il giudice Ricardo Urbina ha assolto i 5 agenti imputati. Secondo Urbina i magistrati e gli inquirenti che hanno indagato su questa strage hanno “ripetutamente violato i diritti degli indagati” e l’accusa è così caduta: i cinque Blackwater non verranno processati.
La privatizzazione della guerra non può che preoccupare. Come dice Scahill siamo di fronte ad una vera e propria “struttura di potere paramilitare parallela, che agisce indipendentemente dalle decisioni prese ufficialmente da Washington”. Lo stato, unico detentore legittimo della forza, appalta questa legittimità a privati in cerca di profitti individuali, garantendo loro una sorta di immunità politica e giudiziaria che li libera da qualsiasi controllo democratico.
Se da un punto di vista giuridico il governo USA tenta di equiparare gli agenti privati ai soldati veri e propri, ciò non avviene da un punto di vista statistico: i soldati mercenari morti non andranno a gonfiare le statistiche dei militari caduti in Iraq. Inoltre, se vengono ritirati i soldati veri e propri ma si continua ad inviare mercenari a pagamento, l’occupazione militare continua. Cambia solo il modo e il termine. Termini che cambiano anche alla Blackwater: dopo la strage e il danno d’immagine subito, la compagnia di Prince ha cambiato nome. Ora si chiama XE Services LLC. Il più grande esercito privato del pianeta non dispone, tra l’altro, di un sito internet funzionante. Qualcosa da nascondere signor Prince?

Riferimenti bibliografici

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/10/14/nella-piccola-bagdad-di-blackwater-qui-nascono.html

http://www.xecompany.com/

http://www.triplecanopy.com/triplecanopy/en/home/

http://www.dynamiccorp.us/index-2.html

http://www.newamericancentury.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/Project_for_the_New_American_Century

http://www.globalsecurity.org/military/library/policy/dod/qdr-2006-report.pdf

http://www.comw.org/qdr/qdr2001.pdf

http://www.nytimes.com/2010/01/11/opinion/11mon1.html

http://documents.nytimes.com/memorandum-of-dismissal-of-charges-against-blackwater-guards#p=1

http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=5902

http://i1.democracynow.org/2009/8/5/in_explosive_allegations_ex_employees_link

http://www.blackwaterwatch.com/

http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/polit_0032-342x_2004_num_69_4_1117?_Prescripts_Search_tabs1=standard&

http://terracinasocialforum.wordpress.com/2009/11/27/la-guerra-segreta-di-blackwater-in-pakistan/

http://www.thenation.com/doc/20091207/scahill

http://www.nuvole.it/index.php?option=com_content&view=article&id=314:warfare-inc-gli-stati-uniti-e-la-privatizzazione-della-guerra&catid=70:numero-35&Itemid=61

2 commenti:

  1. Bel articolo fede! Consiglio agli interessati la visione di questo documentario che presenta i maggiori contractors impegnati in Iraq. http://video.google.com/videoplay?docid=-6621486727392146155&hl=en#

    una volta superati i primi 10 pietosi minuti è davvero interessante...

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  2. alain vimercati27 gennaio 2010 06:33

    la guerre c'est la paix
    la liberté c'est l'esclavage
    l'ignorance c'est la force
    l'argent c'est... l'argent

    ciao fede, bell'articolo

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